Ortica Units

Recovery of an industrial building

Milano 2003

Recovery and transmutation of the former headquarters of an important printing house in Milan with a project characterized by new extensions grafted on to the original structure and that, merging new and old volumes in the game of architectural composition, has generated new spaces on the trail of existing, giving a new character to the structure and forms of contemporary living.

Built in the early sixties, in that suburban area of eastern Milan, among those elements that structure the non-places metropolitan (railway ramparts, airports, highway junctions, bridges, etc. . ) that have characterized the urbanization of western metropolis of the twentieth century, the conversion of the building is the first intervention of a phenomenon of microurban transformation in Milan, in an area – the district Ortica – destined for a total urban recovery with different functions. The presence of railway lines, (morphemes of the contemporary urban layout), has influenced the type of buildings that had to comply with the regulations prescribed for buildings near railway crossings, especially as regards distances and heights. The building curtain had a clearly productive character, with historical periods concentrated between the 50s and 60s and an architecture devoid of any historical, typological or architectural interest.

The intervention consisted in the division of the different floors of the existing building into about 35 private property units of variable and flexible cut between 75 and 250 square meters for residential/working use, and in the formation of a new double residential floor with steel load-bearing structure with lattice beams with variable section, in addition to the construction of a basement box floor. The project is particularly sensitive to the materials of recent industrial architecture (U-glass for its lights, steel for its exposed structures and finishes, smoothed concrete for the floors of courtyards and terraces, laminated wood for the roofing structures of greenhouses), but it does not give up the inclusion of new materials when they have to indicate a new function (coatings in larch wood and iron frames).
The white colour of the “box” tries to soften the strength of the industrial materials used, highlighting the play of volumes and facades. The new extension defines, together with the floors below, a volume that integrates with the old “box” of the existing building, tinted anthracite and recovered in the original design of the facades.

The new facade overlooking Via Tirone, as well as the portion that marks the main entrance on Via Rosso di San Secondo, is clad from the first floor to the roof, in U-Glass neutral reinforced glass. This cladding is placed on the outside of the façade which, with a design of solids and voids, thus creates, both during the day and at night, a play of light between the outside and inside of the building. The acid green box aluminium shutters are housed in an overhang and slide between the external wall and the glass cladding, contributing to the movement of the façade. Lying behind the public space and directly connected to the new units below, the top floor houses the greenhouse rooms (in glass and white painted steel and covered with a sunshade in treated larch slats) from which you can access the roof terraces. Above the renovated portion, a new independent volume “leans” against the roof, partially cantilevered on the two roads that the building overlooks.

Recupero e trasmutazione della ex sede di una importante tipolitografia milanese con un progetto caratterizzato da nuovi ampliamenti innestati sulla struttura originaria e che, fondendo nuovi e vecchi volumi nel gioco della composizione architettonica, ha generato nuovi spazi sulle tracce degli esistenti, dando un nuovo carattere alla struttura ed alle forme dell’abitare contemporaneo.
Costruito nei primi anni sessanta, in quella fascia sub-urbana dell’est milanese tra quegli elementi che strutturano i non luoghi metropolitani (bastioni ferroviari, aeroporti, svincoli autostradali, ponti etc.) che hanno caratterizzato l’urbanizzazione delle metropoli occidentali del novecento, la riconversione dell’edificio è il primo intervento di un fenomeno di trasformazione microurbana in Milano, in un’area – il quartiere Ortica – destinata ad un recupero urbano totale con diverse funzioni
La presenza delle linee ferroviarie, (morfemi del tracciato urbano contemporaneo), ha influito sulla tipologia delle costruzioni che hanno dovuto attenersi alle normative prescritte per le edificazioni in prossimità dei passaggi ferroviari, soprattutto per quel che riguarda distanze ed altezze. La cortina edilizia si presentava con carattere schiettamente produttivo, di periodi storici concentrati a cavallo degli anni 50 e 60 ed una architettura priva di ogni interresse storico, tipologico e architettonico.
L’intervento è consistito nel frazionamento dei diversi piani della palazzina esistente in circa 35 unità immobiliari private di taglio variabile e flessibile tra 75 e 250 mq ad uso abitativo/lavorativo, e nella formazione di un nuovo doppio piano residenziale con struttura portante in acciaio con travi reticolari a sezione variabile, oltre alla costruzione di un piano box interrato. Il progetto ha una particolare sensibilità verso i materiali propri della cultura architettonica industriale recente (U-glass per le luci, acciaio per le strutture a vista e per le finiture, cemento lisciato per le pavimentazioni di cortili e terrazzi, legno lamellare per le strutture di copertura delle serre), ma non rinuncia all’inserimento di nuovi materiali nel momento in cui devono segnalare una nuova funzione (rivestimenti in legno di larice e serramenti in ferro).
Il colore bianco della “scatola” cerca di ingentilire la forza dei materiali industriali usati, mettendo in risalto il gioco dei volumi e delle facciate.
Il nuovo ampliamento definisce, insieme ai piani sottostanti, un volume che si integra con la vecchia “scatola” dell’edificio esistente, tinta di colore antracite e recuperata nel disegno originario delle facciate La nuova facciata prospettante Via Tirone, così come la porzione che segnala l’ingresso principale su Via Rosso di San Secondo, è rivestita dal primo piano alla copertura, in vetro armato neutro U-Glass. Questo rivestimento è in appoggio esterno alla facciata che, con un disegno di pieni e vuoti, crea così, sia di giorno che di notte, un gioco di luce tra esterno ed interno dell’edificio. Gli scuri in alluminio scatolare di colore verde acido, sono alloggiati a sbalzo e scorrono tra la parete esterna e il rivestimento di vetro contribuendo al movimento della facciata. Arretrato rispetto allo spazio pubblico e direttamente collegato alle nuove unità sottostanti, l’ultimo piano ospita i locali serra (in vetro e acciaio verniciato bianco e rivestiti con un frangisole in listelli di larice trattato) dai quali si accede ai terrazzi di copertura. Al di sopra della porzione ristrutturata si “appoggia” in copertura un nuovo volume indipendente parzialmente a sbalzo sulle due strade sulle quali l’edifico prospetta.

CLIENT
SpazioT  Immobiliare srl

LOCATION
via rosso di san secondo 7, milano

CHRONOLOGY
project 2003, buliding 2005

DIMENSION
gross area 4.000 sqm

PROJECT TEAM
sergio festini, mauro festini

PHOTOS
filippo romano